11/07/08

Arriva l' iPhone


Sono iniziate le vendite in Giappone del telefonino della Apple, gioiello di tecnologia che tutti aspettavano (me compreso). La grande battaglia tra i colossi giapponesi della telefonia mobile è stata vinta dalla Softbank, azienda che aveva acquistato un paio di anni fa la vodafone japan.
Naturalmente come per tutte le uscite high tech nel paese del sol levante i giapponesi si sono dati appuntamento davanti ai negozi formando code interminabili, davanti alla sede della Softbank sono state contate 700 persone, qualcuna assiepata anche da un paio di giorni per potersi accaparrare l'ultima novità in fatto di telefonia.



09/07/08

"Vento Divino"

Titolo: Vento Divino - la vera storia dei kamikaze
Autori: Rikihei Inoguchi Tadashi Nakajima, Roger Pineau
Editore: Longanesi & c.


"Finalmente anche io sono diventato un membro del corpo speciale di attacco Kamikaze. La mia vita sarà finita entro i prossimi trenta giorni. Verrà la mia ora! La morte e io stiamo aspettando.
Qual è il dovere di oggi? E' quello di combattere
Quale sarà il dovere di domani? Sarà quello di vincere
Qual è il dovere di ogni giorno? E' quello di morire"
Guardiamarina Eiichi Okabe, 22 Febbraio 1945


"Il valore della vita, nei confronti dell'assolvimento del proprio dovere, ha il peso di una piuma". Nella tragica levità di questo proverbio, così intensamente giapponese, è racchiuso lo spirito dei kamikaze, i piloti del Sol Levante che aderendo al codice del Bushido, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, quando il loro paese era allo stremo di fronte alla soverchiante potenza nemica, andarono a schiantarsi con i loro aerei contro le navi americane. l termine kamikaze significa "vento divino", e furono così chiamati gli uragani che, nel 1274 e 1281, distrussero le flotte di invasione dei mongoli nelle acque prospicenti le coste giapponesi. Tuttavia, il concetto di pilota-suicida non è nato in Giappone. L'idea di mandare velivoli carichi di esplosivo a infrangersi contro le navi nemiche era già stata ventilata in Italia nel 1935 all' inizio della guerra d' Etiopia (quando gli inglesi inviarono la home fleet nel mediterraneo a scopo intimidatorio), ma non ebbe poi effettiva applicazione. Inoltre, fra il '40 ed il '43, esempi di totale dedizione al dovere, spinta  fino all'estremo sacrificio, videro protagonisti alcuni uomini della marina e dell' aviazione italiana. Ma si trattava di episodi legati a reazioni personali di fronte a circostanze eccezionali. Nel caso del Giappone, per la prima volta, degli uomini furono comandati di andare in battaglia con un solo obbiettivo: provocare il maggior danno possibile mediante la propria morte. Quel suicidio collettivo pianificato e messo in atto, pur se volontario, fu il frutto di una una forma coercitiva dovuta alla formazione mentale e all' annullamento della personalità tipici dell' educazione militare e sociale giapponese. Gli attacchi kamikaze, che suscitarono anche nel nemico un sentimento di rispetto misto a pietà, ebbero inizio nell' Ottobre 1944, subito dopo l' invasione americana delle Filippine, e culminarono nello strenuo tentativo di difendere l'isola di Okinawa, invasa nella Pasqua del 1945. L' intensità delle missioni suicide contò, alla fine, oltre 1900 attacchi, la maggior parte dei quali ebbe luogo tra il 6 e 7 Aprile 1945, con la perdita di ben 355 aeroplani; dopo quella data le incursioni del Corpo Speciale d' Attacco si esaurirono, per la mancanza non di volontari ma di aerei.
Il volume -già edito nel 1961- spiega, anche attraverso drammatiche fotografie, non soltanto i risultati strategici dell' impiego di una tecnica di guerra così estrema, ma soprattuto i turbamenti affettivi e morali che essa indusse nei piloti, la cui età media era di ventidue anni. Le loro struggenti lettere di congedo alla famiglia, oltre a costituire una delle più fiere condanne alla crudele inutilità della guerra, sono spesso un documento di serena disperazione e di poesia:
Quali fiori di ciliegio
in primavera
lasciateci cadere
puri e radiosi

Nota: Il colonnello Rikihei Inoguchi è stato uno degli ideatori dell 'Operazione Kamikaze; il tenente colonnello Tadashi Nakajima è stato istruttore dei piloti suicidi, il comandante americano Roger Pineau, esperto del Giappone ha collaborato alla stesura del libro.

07/07/08

Le toilet della NASA

Iniziare una nuova sezione del blog parlando di cessi non è sicuramente carino, ma visto che con "l' attrezzo" ci incontriamo quotidianamente, penso non sia male iniziare con quest' argomento. E poi bisogna dire che in Giappone le tazze, o meglio ancora le seggette sono un concentrato di tecnologia, rit
engo che bisogna dargli lo spazio che meritano!
Da dove cominciare? Beh, posso dire che all'apparenza sono simili alle comuni seggette, coperchio, ciambella, la cosa che le differenzia dalle nostre è che lateralmente presentano un gruppo di pulsanti che adesso vi descrivo:
- Regolazione della temperatura della seduta
- Pulsante per la fuoriuscita della sonda per lavare.... beh diciamo per il bidet
- Regolazione della temperatura dell'acqua di lavaggio
- Regolazione della pressione dell'acqua
- Pulsante per l'emissione del getto di aria per l'asciugatura














gli ultimi modelli non hanno più la "barra dei comandi" laterale bensì un bel telecomando che può essere usato con molta più facilità ed una serie di aggiunte tecniche quali sensore automatico di apertura e chiusura della seggetta, aspiratore integrato per gli effluvi, LED notturni ecc...
Spero di poter pubblicare prossimamente qualche foto presa direttamente in loco perché la questione mi intriga!

06/07/08

"Electric Geisha"

Titolo: " Electric Geisha - Tra cultura pop e tradizione in Giappone"
A cura di Atsushi Ueda
Editore: Feltrinelli traveller

"La percezione del Giappone, ogi in occidente, è quella di un paese modernissimo, ma questa antologia dimostra che quel che normalmente vediamo dei giapponesi altro non è che manifestazione di qualcosa di molto più profondo, le cui radici affondano nei secoli passati. Gli autori ci conducono dietro le porte chiuse di questa cultura, per illuminare gli aspetti tradizionali alla base di molte pratiche odierne. Gli onnipresenti "viaggi tutto compreso", che vedono armate di vacanzieri giapponesi accalcarsi in gruppi ordinati negli angoli più remoti del mondo, hanno le proprie origini negli antichi pellegrinaggi verso i templi, organizzati sotto l'occhio vigile delle associazioni di villaggio. La conquista delle migliori proprietà immobiliari di New York, Londra, Berlino e altre metropoli riecheggia un ciclo di ricerca della fortuna, iniziato secoli fa in Giappone. E la "geisha elettrica" del titolo diventa metafora delle macchine per il karaoke.
Il libro ritraccia ogni filo, dal tempo degli shogun e delle geisha fino al ventesimo secolo dominato dall' alta tecnologia: un vivido arazzo del vecchio Giappone e un' affascinante immagine digitale del dinamicissimo Giappone"

Luogo mitico delle nuove tecnologie e della cultura pop, il Giappone è al centro di curiosità ancora largamente insoddisfatte. Electric Geisha è uno dei pochissimi studi esistenti sulla vita giapponese scritto da giapponesi, piacevolmente informativo sugli aspetti più radicati e caratteristici di questo paese.
La tesi che vi si sostiene è che, già a partire dal diciassettesimo secolo, si incominciarono a definire quelle strutture sociali che reggendo fino ai nostri giorni hanno dato luogo all’intreccio di tradizione e modernità che è certamente il tratto più tipico e "forte" dello stile di vita giapponese, strutture che hanno consacrato il Giappone come uno dei templi del futuro.
Con candore e verve, Electric Geisha esplora ogni aspetto dei costumi e della cultura nipponica, dall’economia e dalla politica alla moda, al divertimento, al sesso. Emerge un coloratissimo affresco dell’antico Giappone - con i suoi samurai e i suoi aristocratici, le portantine, le geishe, i quartieri del piacere -, contro cui risalta la fitta e suggestiva trama di intrecci di passato e futuro del Giappone moderno, con il suo formicaio umano e la sua psiche collettiva.



05/07/08

Japan Rail Pass

Il sistema migliore per viaggiare in Giappone sono a mio avviso i mezzi pubblici, specialmente le vie ferrate. Il paese è infatti dotato di una rete ferroviaria molto capillare. A parte la "madre" di tutte le ferrovie, la Jr per intendersi, esistono un moltitudine di linee private che coronano un sistema senza precedenti.
Per evitare di acquistare i biglietti in loco di volta in volta (e per risparmiare qualche eurino) la JR da la possibilità ai visitatori stranieri di acquistare il Japan Rail Pass. Si tratta di un pass utilizzabile su tutte le sue linee (sia treni che autobus) sia sugli shinkansen (non sul nozomi pero') ed è acquistabile solo all'estero. Deve essere "cambiato" nelle apposite agenzie in Giappone e poi è utilizzabile per tutto il periodo di validità senza limitazioni chilometriche.
Per maggiori informazioni ecco il sito ufficiale Japan Rail Pass


Ufficio per il cambio del vaucher

03/07/08

Tensione.....elettrica

Dovendo affrontare il soggiorno e volendo portare dall' Italia degli apparati elettronici, da ricordare che la tensione in Giappone non è uguale a quella europea (220V-50Hz), bensì di 110V-50Hz. Verificate quindi che l'apparecchio "nostrano" sia multitensione.
Per verificare basta leggere le istruzioni de
ll' apparecchiatura: se nella pagina delle caratteristiche di alimentazione compaiono le due tensioni come indicato qui sotto, allora siamo a cavallo!
Altrimenti si può rilevare la tensione di utilizzo dell'apparecchiatura direttamente sull' alimentatore o sull'apparecchio stesso. Una volta appurata la compatibilità dobbiamo procurarci un' adattatore da presa europea femmina a giapponese maschio, tecnicamente parlando abbiamo bisogno di un adattatore femmina tipo "C" (europeo) a tipo "A" maschio.Per facilitare le cose ecco la foto delle prese giapponesi!

02/07/08

Afa!!!!

Recuperato il bagaglio a mano dagli appositi portaoggetti ci simo diretti verso il muso dell'aereo passando attraverso la business class ormai vuota (quelle poltroncine ampie mi sono sembrate molto invitanti) siamo scesi dall'aereo e siamo entrati nel terminal 2 dell'aeroporto di Narita.La prima impressione è stata di surrealtà! Sebbene camminassimo in quei lunghi corridoi circondati da altre persone c'era un silenzio incredibile, nessun chiacchiericcio e nessun rumore di porte sbattute, oppure urla di bambini capricciosi ( e vi posso garantire che di bambini ce n' erano diversi). Tutti seguivano il percorso obbligato fino alla dogana in sommesso silenzio.
Appena arrivato alla dogana mi sarei messo a piangere! C'era una fila immensa di altri stranieri come me ( i cittadini Giapponesi seguono un altro iter) in attesa del fatidico timbro sul passaporto. Nonostante la moltitudine la fila scorreva velocemente grazie anche ad un impiegato molto vicino all'età pensionabile che vestito come un poliziotto, con tanto di paletta, indirizzava diligentemente le persone ai vari sportelli liberi. A proposito, su circa 15 sportelli doganali aperti ce ne erano aperti appena.... 15 (proprio come succede negli uffici pubblici in Italia).
Comunque ottenuto il timbro sul passaporto, recuperato le valigie e superato il controllo (non effettuato) dei bagagli siamo usciti ed entrati ufficialmente
nel mondo Giappone.
Ad aspettarci c'era mio cognato. Dopo i saluti ci siamo diretti a a bere il mio primo ice-coffee, quello che sarebbe poi diventato il mio soft drink preferito dei miei soggiorni in Giappone. Dopo esserci rilassati ci siamo diretti al parcheggio pronti per la partenza verso casa dei suoceri.
Appena le porte a vetri scorrevoli del terminal si sono aperte per lasciare libero accesso al parcheggio, ma soprattutto lasciando alle spalle l'amata aria condizionata, la sensazione è stata pazzesca. L'afa era allucinante, i jeans mi si sono letteralmente attaccati alla carne stile muta da sub e sulle braccia mi si sono arriciati i peli (giuro!). Per me che il caldo è una delle cose più fastidiose del mondo.... l'inizio non era male!